Possibile causa di riduzione del movimento in flessione della IFD, dopo il traumatismo recente della IFP

Possible mechanism underlying reduced distal interphalangeal joint flexion after recent proximal interphalangeal joint trauma

Paolo Boccolari

Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico di Modena

DOI 10.53239/2784-9651-2026-2

Introduzione e obiettivi. I traumi distorsivi o fratturativi dell’articolazione interfalangea prossimale (PIP) determinano quasi costantemente un edema locale di entità variabile. Nella pratica clinica si osserva frequentemente una conseguente riduzione indiretta della motilità in flessione dell’articolazione interfalangea distale (DIP), fenomeno scarsamente descritto in letteratura e i cui meccanismi biologici e biomeccanici non sono ancora completamente chiariti. Il presente lavoro si propone di indagare tale limitazione funzionale mediante la formulazione di un modello matematico teorico basato sulle variazioni geometriche dei tessuti indotte dall’edema.

Modello matematico. Riprendendo i concetti biomeccanici di Brand relativi all’escursione cutanea dorsale, la testa della falange prossimale è stata schematizzata come una sezione circolare di raggio R, sulla quale scorrono in direzione volare le bandellette laterali a e b, collegate tra loro dalla lamina triangolare, assimilata a un arco di circonferenza di lunghezza s. È stata quindi analizzata la variazione della lunghezza dell’arco (Δs) in funzione di un incremento del raggio (ΔR) determinato dall’aumento volumetrico dell’edema, mantenendo costante l’angolo al centro (θ).

Risultati. L’analisi geometrica dimostra che un incremento del raggio di 1 mm determina un allontanamento proporzionale delle bandellette laterali. Assumendo un angolo anatomico compreso tra 60° e 90°, l’allungamento richiesto alla lamina triangolare aumenta rispettivamente di circa 1,05 mm e 1,57 mm. Considerando una lunghezza iniziale della lamina stimata in 5-6 mm, tale incremento determina una trazione superiore al 15-20% della sua lunghezza a riposo.

Conclusioni. Il modello evidenzia come un modesto aumento del raggio dei tessuti sia sufficiente a superare i limiti di elasticità fisiologica della lamina triangolare, determinandone un pretensionamento immediato. Tale tensione agisce come un freno passivo precoce, ostacolando lo spostamento palmare delle bandellette laterali durante la flessione e fornendo una spiegazione teorica della riduzione della motilità dell’articolazione interfalangea distale. I risultati supportano l’importanza di un intervento riabilitativo precoce, finalizzato alla riduzione dell’edema e all’esecuzione di esercizi specifici di scorrimento delle bandellette laterali, per prevenire la perdita di movimento.

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